Normativa e fisco

Che cos'è il cambio di destinazione d'uso?

Ultimo aggiornamento: 18/08/2026

Il cambio di destinazione d'uso è la procedura amministrativa e urbanistica con cui si modifica la funzione per cui un immobile può essere utilizzato. Le destinazioni d'uso principali (residenziale, commerciale, turistico-ricettiva, industriale) sono definite dagli strumenti urbanistici del Comune (es. Piano Regolatore Generale).

Questa modifica può essere "urbanisticamente rilevante", se comporta un passaggio tra categorie funzionali diverse e richiede un titolo abilitativo (come la SCIA o il Permesso di Costruire), oppure non rilevante, se avviene all'interno della stessa categoria. La normativa di riferimento è principalmente regionale e comunale.

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Come funziona

Per effettuare un cambio di destinazione d'uso, è necessario presentare una pratica edilizia allo Sportello Unico per l'Edilizia (SUE) del Comune in cui si trova l'immobile. Un tecnico abilitato (geometra, architetto o ingegnere) deve verificare la conformità dell'intervento con il regolamento edilizio e il piano urbanistico locale.

La procedura, i costi (inclusi gli oneri di urbanizzazione) e la fattibilità dipendono interamente dalle norme del singolo Comune. Una volta ottenuto il titolo abilitativo e conclusi eventuali lavori, è necessario presentare la variazione catastale all'Agenzia delle Entrate per allineare la categoria catastale alla nuova funzione.

Perché è importante

Per host e property manager, il cambio di destinazione d'uso è rilevante quando si intende trasformare un immobile per avviare un'attività ricettiva imprenditoriale (es. casa vacanze, affittacamere), se la normativa locale lo richiede. Operare con una destinazione d'uso non corretta può comportare sanzioni amministrative, l'impossibilità di ottenere le autorizzazioni necessarie (come la SCIA) e la revoca del CIN, bloccando di fatto l'attività. Un approfondimento utile: obbligo estintori per affitti brevi e sicurezza antincendio: guida 2026.

Esempi

  • Un proprietario che affitta il proprio appartamento residenziale (categoria A/2) con contratti di locazione breve di durata inferiore a 30 giorni, di norma non deve effettuare un cambio di destinazione d'uso.
  • La trasformazione di un ufficio (categoria A/10) in un appartamento da destinare ad affitti brevi richiede un cambio di destinazione d'uso da direzionale a residenziale, previa verifica della fattibilità secondo il piano urbanistico comunale.
  • L'avvio di un'attività di affittacamere in un immobile residenziale può richiedere, a seconda del regolamento regionale e comunale, un cambio di destinazione d'uso verso la categoria turistico-ricettiva.
  • Un investitore che acquista un negozio al piano terra (categoria C/1) per convertirlo in un alloggio turistico deve avviare una pratica di cambio d'uso, che il Comune può approvare o negare in base alle norme di zona.

Domande frequenti su Cambio di destinazione d'uso

Per fare affitti brevi devo sempre cambiare la destinazione d'uso?+
No, non sempre. Per le locazioni brevi (fino a 30 giorni) di un immobile residenziale, gestite da persona fisica senza Partita IVA, di norma non è richiesto. Il cambio d'uso diventa necessario quando si avvia un'attività ricettiva imprenditoriale, come una casa vacanze o un affittacamere, secondo quanto previsto dalle normative regionali e comunali.
Qual è la differenza tra destinazione d'uso urbanistica e catastale?+
La destinazione d'uso urbanistica è la funzione consentita dal piano regolatore del Comune (es. residenziale, commerciale). Quella catastale è una classificazione fiscale dell'immobile (es. A/2, C/1) che serve a determinarne la rendita. Per essere in regola, le due destinazioni devono coincidere. Un cambio d'uso urbanistico richiede quasi sempre un conseguente aggiornamento catastale.
Quanto costa cambiare la destinazione d'uso di un immobile?+
I costi variano enormemente. Dipendono dagli oneri di urbanizzazione richiesti dal Comune, che cambiano in base alla zona e al tipo di trasformazione, e dall'onorario del tecnico (geometra, architetto) che gestisce la pratica. A questi si aggiungono i costi di eventuali lavori di adeguamento necessari per rispettare i requisiti igienico-sanitari e di sicurezza.
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